11 agosto 2010
Ho viaggiato in treno ed in autobus, ieri ed oggi.
E, come ogni volta, mi sono trovato a riflettere sui frammenti di vita che – su un autobus o su un treno – si incrociano, si scontrano, si sfiorano e si incontrano: niente più studenti – è agosto per tutti, in fondo -, qualche comitiva diretta a Gardaland, una coppia di ragazzi spagnoli di ritorno dalle vacanze, una mamma con un bimbo al collo ed uno al traino…
Mi sono tornati in mente il testo di una poesia di Vincenzo Cardarelli, vecchio amore (Cardarelli, non questa poesia in particolare) letterario di tanti anni fa, e quello di una canzone di De Andrè (di Brassens l’originale), grande amore musicale di sempre.
E m’è venuta voglia di riportarle qui: si sa mai possano piacere a qualcun altro, od anche solo suscitare una qualche riflessione, seduti su un autobus, in un mattino d’estate.
Incontro in circolare [V. Cardarelli]
Alta, bruna, fiancuta,
sotto un soprabito disadorno,
la bella ragazza confusa
nella misera folla
d’una vettura circolare interna,
pareva sorda a ogni affanno.
Ferma sul corridoio, un po’ appartata,
le sue gambe di statua
sostenevano gli urti
come solido ponte un fiume in piena.
Non gloria in lei spirava,
non frenesia di vita o giovinezza,
ma una decisa e forte indifferenza
luceva nei suoi occhi assorti e aguzzi.
Era di quelle
romane bellezze
che son rare anche a Roma,
dove mai non s’incontrano
senza un muto stupore.
Era un grande segreto
della vita di Roma
che m’appariva in luogo men propizio,
nella forma più degna.
Donde veniva, ove andava
la bella romana chiomata
di lucidi e ricci capelli?
Quale mestiere o cura attribuirle?
Spostandosi verso l’uscio
trovò qualcuno con cui discorrere
famigliarmente.
E mi volgeva le spalle
alte com’ali tese.
Al Colosseo discese leggermente,
scomparendo ai miei occhi, oimé, per sempre.
Le passanti [Fabrizio De Andrè]
Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c’era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.
A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l’hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.
Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l’unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.
A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.
Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.
Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.
Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.
15 giugno 2010
Lo stesso giovane e brillante funzionario comprese come liberare la Terra da tutti i pervertiti. In qualche punto dell’universo esisteva un pianeta sul quale una particolare perversione terrestre era considerata non solo normale ma altamente desiderabile. Aveva eseguito un’altra ricerca, e ben presto la Compagnia aveva pubblicato un’inserzione che offriva posti di lavoro a feticisti, masochisti, sadici, seviziatori di bambini, razzisti, militari di professione, tossicomani, alcolizzati, collezionisti di armi, motociclisti, zoofili, esibizionisti, fanatici religiosi, socie iscritte all’Unione femminile cristiana della temperanza, e appassionati di fantascienza.
[Philip Josè Farmer, "Venere sulla conchiglia", cap. 3]
Per un attimo ho pensato di essere escluso: poi – dulcis in fundo – ecco aggiungersi all’elenco gli appassionati di fantascienza
!
11 giugno 2010
Ecco dunque in dirittura d’arrivo la soluzione finale ai problemi della maggioranza di governo e del nostro piccolo dittatore: una legge, definita bavaglio praticamente da tutti – libera stampa, magistratura, forze di polizia, cittadini di destra e di sinistra – che rende più difficile, direi difficilissimo, perseguire le attività criminali (soprattutto quelle legate al crimine organizzato, venga da mafie o da cricche), e praticamente impossibile informare in proposito i cittadini.
Legalità ridotta alla volontà del governo. Informazione ridotta alla volontà del governo. Sicurezza dei cittadini abbattuta pur di nascondere verità scomode per il governo e per gli amici degli amici…
Ho appena concluso la lettura dello splendido libero “La casa degli spiriti”, in cui Isabel Allende racconta la storia di una famiglia cilena sullo sfondo dell’instaurazione del regime di Pinochet. Spaventose le analogie con la realtà italiana di questi giorni, dai bavagli all’informazione ai vincoli alla magistratura.
Il primo ricordo netto e chiaro di un evento storico che ho è del 1987, la caduta del regime di Pinochet. Spero che il prossimo a cadere sia quello che ci governa.
9 giugno 2010
“Figliolo, la Santa Madre Chiesa sta a destra, ma Gesù Cristo è sempre stato a sinistra”
[padre Josè Dulce Maria, ne "La casa degli spiriti" di Isabel Allende]
17 marzo 2010
Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo.
Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.
[Elsa Morante, 1945]
9 marzo 2010
Ripensi agli avvenimenti politici dell’ultima settimana, ed hai la sensazione di essere immerso in una sorta di romanzo. Uno di quei testi nei quali, da perfetta tradizione letteraria, i cattivi, oltre che brutti, antipatici, prepotenti, subdoli, si rivelano, alla fine, pasticcioni e sprovveduti. Incapaci.
Questa sensazione, alla fine, emana dalle ben note vicende sul decreto cosiddetto “salva-liste”: un governo che decreta d’urgenza (vietato dalla Costituzione, articolo 72, e da una legge ordinaria del 1988) in tema elettorale, al fine di permettere la partecipazione alle prossime regionali delle proprie liste, non accettate in quanto non in regola con i requisiti di presentazione. Ce n’è a sufficienza per parlare di colpo di stato, per attaccare il Presidente della Repubblica che quel decreto ha controfirmato con rapidità da velocista. Ed infatti se ne parla, ed infatti lo si attacca.
Illustri costituzionalisti, tra i quali due ex presidenti della consulta, Zagrebelski ed Onida, chiariscono i motivi per cui il decreto è incostituzionale: art. 72, come s’è detto; art. 117, secondo il quale la competenza in materia di legge elettorale regionale è delle regioni. Ed infatti le regioni ricorrono alle Corte Costituzionale. Un bel pasticcio, insomma, messo in scena dal Nano in persona, con totale disprezzo delle regole, del senso dello Stato, degli equilibri e delle condizioni che la democrazia prevede.
Fino ad ieri sera, alla decisione del TAR del Lazio secondo la quale il decreto incriminato – il decreto golpista, il decreto “salva-liste” ed “ammazza-regole” – non si applica alla regione della capitale, per la quale vale una legge regionale diversa da quella che il decreto dice di interpretare (anche se per tutti i tecnici si tratta di innovazione, non di interpretazione). Sembra di essere in un cartone animato, uno di quelli per bambini non tanto svegli, nei quali alla fine il cattivo di turno, crudele, potente, arrogante come solo i cattivi della letteratura possono essere, inciampa distrattamente nel pulsante dell’autodistruzione – c’è sempre un pulsante del genere, nelle abitazioni dei cattivi… – lasciando campo libero al trionfo della Giustizia.
Non che sia rassicurante l’ennesima conferma di essere governati da incapaci, gente che legifera sulle rogatorie internazionali per salvare il culo all’illustre Presidente in modo tanto farraginoso da non bloccare alla fin fine nulla, gente che per la seconda volta sta distruggendo l’economia italiana dopo gli sforzi di Prodi per rimetterla in sesto. Che siano incapaci, mossi dalla fretta di stravolgere le regole a proprio vantaggio più che dall’urgenza di fare il bene del Paese, è evidente a molti da più d’un decennio. Chissà però che quest’ennesimo pasticcio non apra gli occhi anche alle persone sino ad ora sempre disposte a difenderne l’operato, in nome di non si sa bene quali ideali e posizioni ideologiche che questo governo incarnerebbe (le puttane, le tangenti, forse il calcio o la demolizione della pubblica istruzione, per la quale non esiste nemmeno più un ministero “dedicato”, il calabraghismo nei confronti del “Santo” Padre e della “Santa” Sede): perché il ridicolo di cui questa gente sta ricoprendo le istituzioni, forse, peserà più dei tanti scempi economici e sociali perpetrati in questi anni di malgoverno.
Il famoso pulsante dell’autodistruzione, in questa politica-cartoon che il Partito di Plastica ha costruito… come in ogni cartone animato che si rispetti!
28 febbraio 2010
“Tirannide indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.”
[V. Alfieri, "Della Tirannide"]
15 gennaio 2010
“L’umanità deve vivere in un mondo unito, dove si mescolino le razze, le lingue, i costumi e i sogni di tutti gli uomini. Il nazionalismo ripugna alla ragione. In nulla beneficia i popoli. Serve solo perché in suo nome si commettano i peggiori abusi.”
[Il professor Leal, in "D'amore e ombra" di Isabel Allende]
(con buona pace di Maroni e Calderoli)