29 ottobre 2009
Ancora una volta, voglio segnalare un articolo di Concita De Gregorio, direttrice de “l’Unità”. Perché descrive molto bene la situazione in cui ci troviamo, le condizioni in una persona sta cercando di ridurre il proprio Paese per salvarsi dai suoi problemi con la giustizia. Scrive la De Gregorio: Chiunque abbia a cuore l’Italia deve reagire adesso. Prima che la struttura dello Stato venga giù come un palazzo durante un terremoto. Dopo si potrà solo piangere. I comunisti e tutti gli altri: il danno sarà uguale per tutti. Non aspettiamo le macerie, coraggio.
Davvero: dopo, si potrà solo piangere…
24 ottobre 2009
Domani voterò alle primarie del Partito Democratico, ho scritto qualche giorno fa. Meritandomi, per questo, una citazione, quattro “critiche” ed una mezza promessa.
E voterò (ovviamente, dirà che mi conosce) per Ignazio Marino.
Premessa: ho ascoltato con interesse il confronto ufficiale tra i tre candidati, nonché la simpatica intervista “tripla” mandata in onda a “Le iene”. Mi sono fatto l’idea che si tratti tutto sommato di tre brave persone: diverse, a volte in disaccordo, ma tre brave persone. Questo non è poco, se si pensa alla loro controparte politica. E dovrebbe essere motivo di fiducia per il futuro (non sto pensando, ahimè!, ad un futuro prossimo. Ma al futuro dei nostri figli, forse, sì).
Avevo un pregiudizio favorevole nei confronti di Marino: homo novus, senza legami con il passato del PD (o dei DS, o del PdS, o della Margherita). Di se stesso dice “darei fastidio a Berlusconi perché non potrebbe rinfacciarmi di essere mai stato comunista né democristiano”. Ora, lungi da me il giudicare negativamente il passato comunista di qualcuno (giudicherei, in fondo, il mio presente): ma senza dubbio si tratta di una novità assoluta, nella politica italiana. Qualcuno che arriva dalla società civile, da un mondo nel quale ci si fa strada per merito più che per conoscenze, appoggi, amici degli amici.
Il confronto ufficiale mi ha lasciato una sensazione fastidiosa nei confronti di Bersani: come se gli desse fastidio l’idea del confronto, l’idea della scelta affidata alla gente più che agli apparati di partito. Corrente D’Alema, appunto. Non era a suo agio, e si vedeva. Trovo sia il suo limite più grande: ottimo economista, ma con l’aspetto di uno che è un po’ sempre scazzato, se mi passate il termine. Sensazione per contro spazzata via dall’intervista delle Iene, che mi ha fatto ritrovare un Bersani vitale, spiritoso, talvolta incline a prendersi in giro (qui, non lo nascondo, la corrente D’Alema si vede ben poco). Alla fin fine, le critiche più grandi che mi sento di fargli sono due: trovo che sarebbe un ottimo ministro (lo è stato, lo sarà), ma come Presidente del Consiglio vorrei qualcuno un po’ meno pragmatico ed un po’ più incline a portare avanti idee e – qualche volta – sogni.
Franceschini ad un primo sguardo sembra il candidato ideale: più simpatico di Marino (che l’aria da professorone fatica un po’ a perderla…), più a suo agio di Bersani al centro del confronto politico. Ma è inguaribilmente veltroniano, con l’utopia del Partito Democratico solo al comando, nell’eterno ripetersi di una folle e sfrenata corsa verso l’annichilimento. E la sua simpatia suona stonata ed un po’ forzata già la seconda volta che lo ascolti: a volte una battuta di troppo, a volte troppo sopra le righe. La terza volta che lo senti parlare ti chiedi come hai fatto, la prima, a trovarlo simpatico. Discreto attore, ma non da oscar: in una parola, democristiano.
Marino ha, ai miei occhi, il pregio – grande – di non aver paura a parlare per idee più che per equilibrismi politici. anche quando le sue idee sono meno politicamente corrette di quanto siano (e lo sono molto) diffuse tra la gente. Sì alle unioni civili per gli omosessuali, no ad un’assistenza sanitaria privilegiata per i politici, no agli interventi delle gararchie ecclesiastiche nella politica italiana, sì alla liberalizzazione delle droghe leggere, sì alle adozioni per i single. Avrei apprezzato anche un sì deciso alle adozioni per gli omosessuali, ma non si può avere tutto.
Voterò per Ignazio Marino, dunque: perché il suo è l’unico Partito Democratico per il quale, in questo momento, sono disposto a promettere di votare.
Perché è nuovo alla politica, è giovane (bisogna dire che, rispetto al vecchio avversario, uno qualunque dei tre sarebbe una ventata di gioventù), dei giovani e nuovi ha l’entusiasmo, la forza ed in qualche modo anche un briciolo di arroganza.
19 ottobre 2009
E’ la notizia di attualità politica più “calda” di questa settimana: domenica 25 ottobre si vota per le Primarie del Partito Democratico, allo scopo di eleggerne il segretario. Non sono certo l’elettore tipico del Partito in questione: l’ho votato (parzialmente) nel 2008, in qualche modo avevo sperato portasse una ventata di novità nella politica italiana e ne sono rimasto (ne ho già scritto) piuttosto deluso.
Qualche giorno fa ho seguito tuttavia con interesse il confronto tra i tre candidati alla segretaria, confronto trasmesso via web sulla TV in streaming del PD. L’ho seguito perché sono convinto della bontà della scelta di recarmi alle Primarie per esprimere il mio voto: convinto nonostante la mia “storia elettorale”, certo più “rossa” delle posizioni medie del “rosa” PD, convinto nonostante mio il recente (amministrative 2009) voto “di protesta” all’Italia dei Valori.
Al di là dell’interesse che sempre ha un confronto come quello andato in onda venerdì scorso, e che è possibile rivedere qui ,
trovo valga la pena spendere due parole sui motivi per i quali – ne sono convinto – vale la pena di investire mezz’ora del proprio tempo, domenica, per recarsi ai seggi allestiti dal PD.
Per prima cosa, sono convinto che avere la possibilità di scegliere i proprio rappresentanti, nelle istituzioni ma anche alla guida in un grande movimento politico, sia sempre una cosa positiva: esercitare una qualche influenza sulla scelta degli “attori” della politica del proprio Paese, in questo senso, è a mio modo di vedere un’importante occasione di democrazia, indipendentemente dalle proprie convinzioni (arrivo ad affermare che prenderei in considerazione l’idea di andare a votare anche alle Primarie del PdL, se si trattasse di un partito politico e non di un movimento padronale – se, cioè, vi fosse una qualche possibilità, per i suoi elettori ma più in generale per gli Italiani, di influire sulla scelta della sua linea politica o della sua leadership).
In secondo luogo, in una congiuntura politica nella quale qualcuno rivendica l’investitura popolare come un sacro crisma più forte di qualunque limite costituzionale, contrappeso istituzionale, decenza politica e personale, trovo sia importante dare un chiaro segnale che la società italiana, la gente comune, le persone per bene non stanno tutte e sempre con il più forte. Dare un segnale inequivocabile della voglia di reimpossessarsi di una politica negli ultimi anni sempre più schiacciata su problemi e questioni strettamente personali (personali sempre della stessa persona, tra l’altro): in questo senso, sono fermamente convinto che ogni voto in più, domenica, sarà un punto a sfavore di chi ha mostrato di intendere la politica come un contesto nel quale perseguire i propri interessi, secondo una vecchia e stantia logica di vuota retorica e pericolosi personalismi, ed un punto a favore dell’idea che le scelte, tutte le scelte, debbano arrivare dal basso.
Infine, da probabile elettore di partiti potenzialmente alleati del PD, trovo ragionevole avere una preferenza sul tipo di leadership che nel PD vorrei, nell’ottica dei rapporti tra il più grande partito di opposizione italiano e la mia “area politica” di riferimento. Preferenza che mi sento di andare, domenica, ad esprimere. Preferenza della quale parlerò, nei prossimi giorni, in un altro post…
PS: sono graditi, in questo caso più che mai, commenti…
16 ottobre 2009

Per non dimenticare...
14 ottobre 2009
Mi viene in mente la canzone “Parole” di Guccini: chi sia Voltaire mi dite? Va be’, dopo ve lo spiego“…
Segnalo questo post, non potendo che condividerne la conclusione: Quando abbiamo perso la retta via, François?
9 ottobre 2009
“Lei al solito è più bella che intelligente“, ha detto – stizzito - il presidente del Consiglio ad una senatrice dell’opposizione che gli faceva notare la gravità di quanto andava affermando durante il suo intervento telefonico ad una puntata speciale (ci mancherebbe) di “Porta a Porta”. Non scriverò del significato – insultante – di tale frase, né della composta ed intelligente reazione dell’interessata (ne parla la direttrice dell’Unità, ed al suo editoriale vi rimando). Il senso ultimo è ovviamente il criterio di valutazione della donna dominante nella cultura (si fa per dire) berlusconiana.
Vorrei però riflettere sulla gravità del fatto che un presidente del Consiglio in carica offenda pubblicamente e gratuitamente qualcuno la cui unica mancanza era stata di non pensarla come lui, e di dirlo senza paura.
Forse non è troppo abituato a questo, il piccolo statista: a sentirsi contestato (vedi i fermi di polizia rivolti a chi, mercoledì sera, lo contestava), a non sentirsi dare ragione. Prima la Consulta, poi persino una donna (una donna!) che si permette di dargli contro: e lui, cavaliere con molta infamia e nuovamente senza Lodo, più alto che onesto, non c’ha visto più…
8 ottobre 2009
Soprattutto senza Lodo, direi.
Grazie alla Corte Costituzionale, che ha giudicato incostituzionale una legge ordinaria che pretendeva di sospendere i processi delle quattro più alte cariche dello Stato (e soprattutto della più bassa, i cui avvocati si sono infatti presentati di fronte alla Corte come difensori del Lodo in esame). Indipendentemente dal reato contestato: se infatti per i reati legati alle funzioni la protezione c’è già (ed è legge costituzionale), il Lodo avrebbe avuto l’effetto di evitare alle quattro alte cariche in questione (ma soprattutto alla più bassa) i processi per reati comuni. Se ad esempio il Presidente della Repubblica fosse stato accusato di sfruttamento della prostituzione, od il Presidente del Senato di corruzione, se il Presidente della Camera fosse stato accusato di falso in bilancio (ok, il falso in bilancio è stato derubricato ed è perseguibile ora solo per querela di parte: ma immaginiamo che la querela ci fosse, ok?)… in casi come questo, per reati che nulla hanno a che fare con lo svolgimento di una funzione istituzionale, i tre Presidenti in questione (alte cariche che ovviamente non hanno alcuna pendenza del genere! La più bassa invece…) sarebbero stati “salvi” per tutta la durata (per altro reiterabile) della loro carica.
La sentenza di ieri (”sentenza di diritto e non di politica“, l’avevano definita in mattinata i legali del premier: salvo poi avallare in serata la tesi della “Corte di sinistra“) non porterà alle dimissioni di Berlusconi, né sarebbe giusto: il pudore non è questione di diritto, bensì politica. Essa ribadisce però che nemmeno Berlusconi è – può essere – completamente al di sopra della Legge, come scrive – bene, ma non è una novità – Concita De Gregorio su l’Unità. Ed è una sentenza per il bene di tutti, indubbiamente. Perché, cito testualmente, “La nostra Costituzione è nata dalla Resistenza: è stata scritta per tutti, anche per quelli che alla Resistenza non hanno partecipato. Ieri come oggi“.
Bossi e Berlusconi, al mattino, parlavano di elezioni anticipate in caso di bocciatura del Lodo, come se un’eventuale vittoria elettorale avesse qualcosa a che fare con il rispetto delle regole fondamentali di uno Stato o con il privilegio di non rispettare le Leggi. In serata, la parola d’ordine era già diventata “andiamo avanti sino a fine legislatura”: ulteriore prova – come se ce ne fosse stato bisogno – che a volte si parla per dare aria ai denti, senza nessuna intenzione reale di rispettare le proprie promesse.
Nel pomeriggio, poche ore prima della sentenza, Bossi, Ministro della Repubblica, parlava di portare in piazza il popolo (si presume guidato dalle ronde padane, rigorosamente in tenuta verde pisello) in caso di bocciatura del Lodo, parlava di guerra in caso di stop al federalismo. Un Ministro che parla di rivolta e guerra civile: vi prego, trovatemi qualcosa di simile in una qualunque delle (avrei voluto scrivere “altre”, ma non ce l’ho fatta) democrazie del pianeta. Forse ha ragione il proverbio, a parole sceme si oppongono orecchie sorde. Ma un Ministro che dice una cosa del genere non può essere semplicemente liquidato come una persona che pronuncia parole in libertà: si tratta di affermazioni gravissime, indipendentemente dal seguito che avranno o non avranno. Non scommetterei comunque sulla seconda possibilità: il regime sta implodendo, il premier sta uscendo di testa (tra prostitute, voli di Stato per le escort di compagnia, processi, impotenza certificata ad ergersi oltre la Costituzione…) e tutto può succedere…
7 ottobre 2009
Dunque è stata ufficializzato: Silvio Berlusconi è più uguale degli altri, esattamente come i maiali ne “La fattoria degli animali” di Orwell. Come tale, è da ritenersi superiore alle legge.
Primus super pares, secondo il suo avvocato (il suo avvocato, notare: la Consulta deve decidere della costituzionalità di una legge, e tale legge viene “difesa” dall’avvocato di un particolare imputato, tanto per non lasciar dubbi su chi sia l’unico beneficiario di tale legge, ma così evidentemente ad personam): un ministro, appunto, più uguale degli altri.
Del resto, che tra la famosa, letteraria fattoria ed il nostro Paese le analogie fossero fin troppe era evidente da anni (e ne avevo già scritto). Da ieri sappiamo che è venuto a mancare persino il pudore nell’ammetterlo.