2 novembre 2008

Quinto, non rubare

Archiviato in: Cattivi pensieri, Religioni e chiese — amicofragile @ 12:27

Ho scritto di ipocrisia, qualche giorno fa. Ipocrisia di certi politice e prelati.

Penavo, qualche tempo fa, all’effetto strano che mi ha sempre fatto -già da bambino – pensare che, nei dieci comandamenti su cui ila religione ebraica e quella cristiana pongono le loro radici quantomeno storiche, “Non desiderare la roba degli altri” precede “Non desiderare la donna degli altri”, come se il possesso di una cosa fosse più importante del legame con una persona, e dunque rubare un oggetto fosse più grave che “rubare” l’affetto di una persona.

In realtà, ripensandoci bene – e spesso ci ripenso grazie alle parole della splendida canzone “Il testamento di Tito” di Fabrizio De Andrè – non si tratta forse dell’aspetto più ipocrita della famosissima top ten religiosa: si pensi solo al fatto che “Non rubare” precede “Non uccidere“, perfettamente in linea con l’idea, a mio avviso molto poco spirituale, che il valore della “roba” sia più grande di quello delle persone. Del resto, non c’è forse da stupirsi troppo: se si crede in un’altra vita, spirituale, dopo quella fisica, non è completamente incomprensibile che si sia più attaccati a ciò che c’è solo nella seconda, le cose, che non a ciò che ci sarà anche nella prima, le persone.

Ma la cosa che a mio avviso fa più riflettere è il mettere prima di “Non uccidere” persino il miticoNon commettere atti impuri” (alzi la mano chi non si è chiesto che cosa diavolo – lo so, nn sta bene parlar di diavolo in un contesto del genere :-) , chiedo scusa – significasse quando, da bambino, gliel’hanno raccontata per la prima volta): numero sei nel mitologico elenco, ma saldamente in testa alla classifica dei “preferiti” dalle alte sfere religiose (cattoliche senza dubbio, ma in linea di massima anche di altri culti che vanno per la maggiore, come quello musulmano). Se uno si chiede il perché di questa sinceramente un po’ pruriginosa insistenza, be’, la risposta facile è quella che ne parla tanto chi ha scelto di non saperne niente: come per una qualche forma di magra consolazione (e financo di masochismo)… la risposta meditata, che riguarda più in generale anche il discorso della castità e del celibato imposto ai sacerdoti (nelle religioni nelle quali ciò avviene) e che non mi ha stupito sentir enunciare anche da qualche sacerdote, sta invece nell’intento di controllo delle organizzazioni religiose, controllo sulle masse di fedeli (il piacere ma stigmatizzato perché è un momento in cui non si controllano le persone, l’idea che le persone siano libere di regolare secondo il proprio piacere la propria vita è dunque un’idea pericolosa) e controllo sulla manovalanza delle istituzioni religiose (un sacerdote libero di formare legami familiari sarebbe più difficilmente controllabile dall’organizzazione, tanto dal punto di vista economico quanto da quello “logistico”). Non c’è da stupirsi, dunque, che papi e cardinali paiano avere una sorta di ossessione per la sessualità dei loro sudditi: sotto sotto, è un modo per evitare che una persona senta di essere il centro del proprio mondo, e della propria vita…

6 commenti »

  1. http://www.verolanuova.com/parrocchia/piccolocatechismo.htm#I%20DIECI%20COMANDAMENTI

    Commento di Anna Maria — 3 novembre 2008 @ 00:33

  2. E’ bello scoprire che anche l’organizzazione più conservatrice del pianeta ha cambiato qualcosa, rispetto ad una ventina di anni fa (risale ovviamente ad allora l’indottrinamento che ho subito io…).
    Non cambia invece l’ipocrisia evidente dal confronto tra principi e pratica… vedi link…

    Commento di amicofragile — 3 novembre 2008 @ 09:03

  3. Noto comunque che “Piccolo catechismo” è una locuzione involontariamente satirica…

    Commento di amicofragile — 3 novembre 2008 @ 09:04

  4. A me non risulta nessun cambiamento da trent’anni a questa parte… e soprattutto non è cambiato il Vangelo che offre la chiave di lettura ai comandamenti: Matteo 22,34-40:

    “Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?”. Gli rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”.

    Qui una bella spiegazione del passo:
    http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/347.html

    Commento di Anna Maria — 3 novembre 2008 @ 11:28

  5. Ripeto, a me li hanno insegnati così… ma ovviamente il centro della questione è la differenza ipocrita tra quanto si dice e quanto si fa… ma non è nulla di nuovo (in effetti hai ragione, non ci sono cambiamenti da migliaia di anni, in questo !)…

    Commento di amicofragile — 3 novembre 2008 @ 11:38

  6. Va a cagareeee!

    Commento di Barbara — 17 novembre 2008 @ 10:57

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